Il problema dell'aderenza

Solo la metà dei pazienti assume i farmaci secondo le modalità prescritte: lo indica una revisione sistematica della letteratura pubblicata sulla Cochrane Library.
Gli autori hanno esaminato 182 studi che hanno adottato diversi approcci per migliorare l’aderenza terapeutica, senza però riuscire a stabilire quale strategia garantisca i risultati migliori. I trial scontavano, infatti, notevoli carenze metodologiche e la loro analisi ha solo permesso di confermare che la compliance è un problema reale e molto diffuso, che interessa, appunto, circa il 50% dei pazienti.
«Il dato è confermato anche da analisi e in particolare dal rapporto OsMed dell’Aifa: l’aderenza aumenta con la gravità delle malattie, ma anche in cronicità importanti è di poco superiore al 50%. Si è visto inoltre che l’aderenza è minore se i pazienti si rivolgono a più medici oltre al medico di famiglia, che è sempre colui che deve fare una sintesi dei vari trattamenti».
Le cause sono numerose e occorre modulare una serie di interventi e personalizzarli su ogni paziente.
«Specie nel paziente anziano e fragile, la difficoltà dipende anche dall’alto numero di somministrazioni giornaliere, fino a 8 molecole assunte 12 volte. È allora necessario fare una lista di priorità, che il medico di famiglia deve concordare con gli specialisti e con il malato, e poi scegliere solo i farmaci veramente indispensabili, evitando di rincorrere ogni sintomo con un farmaco».
Nel formulare il regime farmacologico per ogni paziente è poi essenziale valutare il rischio di interazioni: «talvolta fanno sì che il paziente smetta di prendere un farmaco importante quindi, prima di aggiungerne uno nuovo, occorre valutare il rischio di interazione con quelli già assunti a anche con gli alimenti; mai iniziare con dosaggi molto alti, specie nei pazienti fragili o complessi.

È infine molto utile e rivedere periodicamente la terapia; anche nei pazienti cronici le condizioni cliniche possono cambiare e magari certi farmaci si possono togliere».
Consideriamo che i fattori che portano alla non aderenza si possono riassumere in:

  • Presenza di problemi psicologici, in particolare la depressione.
  • Presenza di disturbi cognitivi.
  • Trattamento di malattie asintomatiche.
  • Effetti collaterali del farmaco.
  • Mancanza di convinzione da parte del paziente sui benefici del trattamento.
  • Mancanza di conoscenze sulla malattia da parte del paziente.
  • Scarsa relazione fra medico e paziente.
  • Presenza di barriere per il trattamento
  • Complessità del trattamento.
  • Eventuale pagamento del medicamento

E i metodi che possono essere usati per migliorare l’aderenza possono essere raggruppati
in 4 categorie:

  • L’educazione del paziente: non vi è dubbio che gli interventi educativi/informativi sulla famiglia e sul paziente possono avere un effetto favorevole sull’aderenza alla prescrizione.
  • Il miglioramento della comunicazione fra medico e paziente: l’aumento della comunicazione fra paziente e medico è la chiave di un’efficace strategia nel potenziare la capacità del paziente e della famiglia nel seguire il regime terapeutico
  • Il miglioramento dello schema di trattamento: si basa sull’uso di contenitori di compresse, divisi in scomparti, nei quali suddividere i farmaci a seconda dell’ora di somministrazione.
  • Il miglioramento prevede inoltre l’uso di farmaci a lento assorbimento, che riducono la somministrazione di più dosi nell’arco delle 24 ore.
  • L’aumento delle ore nelle quali il medico è a disposizione del paziente: ritardare l’appuntamento con un paziente può avere come conseguenza diretta quella di una sospensione o di un diradamento della somministrazione di un farmaco, in attesa della visita.